Non basta un oceano a cancellare la noia
Non basta l'Oceano Atlantico in tempesta di una videoscenografia con varianti spagnole di chiostro e reggia; non bastano le tematiche antirazziste (a difesa degli indios) e antiautoritarie (con metafore che l'autore tedesco diresse forse contro ogni spietata ragion di stato); e non bastano fotogrammi ammonitori di Olocausti e stragi ai danni del Medio Oriente o dell'Africa, per poter sostenere che il didascalico, dottrinario e ristagnante spettacolo di quest'anno, Bartolomeo de Las Casas di Reinhold Schneider, alter ego spirituale (perseguitato) di Thomas Mann, nell'odierno adattamento di Roberto Mussapi sia un lavoro di portata problematica o di riflessi contemporanei. A una Festa-rassegna così storica, orientata allo «scandalo» dell'umano pensiero di Dio, e autonoma da tendenze, è lecito chiedere argomenti di quotidiano turbamento. E invece s'assiste a una trasposizione dottrinal-pedagogica che con la regia di servizio di Giovanni Maria Tenti coinvolge due attori simbolici del patrimonio del Piccolo Teatro, Franco Graziosi nei panni del domenicano Apostolo delle Indie e Renato De Cannine nel ruolo dell'illuminato Carlo V che dopo la disputa di Valladolid tra Bartolomeo e il Sepulveda «governativo» di Walter Toschi farà concessioni di diritti umani. Ma così la Festa è un tedio.
RODOLFO DI GIAMMARCO, La Repubblica, Roma, 21 luglio 2003
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